...Cavallari raggiunse l'Italia molti mesi dopo la fine della guerra. Dall'ultimo lager aveva riacquistato la libertà un essere esile, profondamente prostrato, al limite della resistenza fisica. Ma erano gli anni delle grandi speranze e della rinascita. Ed é qui che l'artista affronterà la sua terra, una nuova realtà umana fatta di contadini, braccianti, pescatori, ed alluvionati del Po, in cui traspare la volontà acuta, forte, autentica di trascrivere la protesta morale e sociale contro l'oppressione e la miseria incombente.

   Alluvione    Vecchi pescatori    Testa di vecchia contadina

Nelle terre paludose del Delta padano Alberto Cavallari trova un mondo quasi primitivo, un'umanità impegnata in una lotta dura, in un'esistenza elementare ma genuina. Persone di ogni età condizionati ed abituati dall'ostilità quotidiana, ora vinti dall'oscura e secolare fatica, ora i grado di manifestare la dolorosa speranza del riscatto. Assieme ad essi il paesaggio, con i suoi silenzi e il suo squallore: l'orizzonte largo, il cielo livido, la vegetazione rada lungo gli argini e in prossimità dei casolari di campagna, i fiumi ed i canali del Delta.

   Cavallo sull'argine    Contadine sul carro    Ragazzo di Goro

Paesaggi, specialmente quelli delle alluvioni, che acquistano maggior rilievo accanto alla figura umana, rappresentando di riflesso il dramma vissuto dai persanaggi scampati alla furia devastatrice delle acque. Volti di madri, giovani e vecchi contadini e pescatori, bambini indifesi ed attoniti in un segno fermo ed incisivo, privo di complicazioni, scarno, avulso di morbidezze, lontano da qualsiasi sospetto melodrammatico, consapevolmente cosciente del proprio dramma. Una forte densità psicologica in cui si ricava la convinzione che l'umanità ritratta fa parte dell'inquietudine stessa dell'artista, allo stesso tempo spettatore e soggetto di una violenza individuale e sociale.

Non ci sono tecniche che Cavallari non abbia sperimentato, dalla china a tratto o acquerellata agli inchiostri colorati, dalla matita ai carboni, adoperati in funzione del soggetto, dimostrazione di poter piegare la sua sicurezza tecnica alle superiori ragioni del linguaggio.

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